L'Italia investe lo 0,8% in ricerca. Il Trentino il 3%. A Bologna, FBK spiega la differenza
Febbraio 2026

C'è un numero che racconta meglio di qualsiasi discorso la distanza tra il Trentino e la media italiana: lo 0,8% contro il 3%. È il rapporto tra investimento in ricerca e sviluppo e PIL. L'Italia è tra i fanalini di coda in Europa. Il Trentino è in linea con i migliori.

Non è un caso che sia stata la Fondazione Bruno Kessler (FBK), istituto di ricerca con sede a Trento, a portare questo tema al centro del dibattito nazionale. Il 9 febbraio, al Tecnopolo di Bologna, FBK ha riunito ministri, rettori, amministratori delegati e ricercatori per affrontare una domanda scomoda: perché l'Italia fa fatica a trasformare la ricerca in prodotti e tecnologie industriali?

Il problema italiano, in numeri

I dati presentati dal presidente di FBK Ferruccio Resta fotografano un sistema in difficoltà. In Italia circa il 60% delle imprese manifatturiere dichiara di innovare, ma in due casi su tre si tratta di innovazioni ambientali, non di prodotto. Meno del 20% introduce sul mercato qualcosa di realmente nuovo, e la propensione all'open innovation è bassa. Nei settori di frontiera — quantum, neuroscienze, spazio, sicurezza — il posizionamento italiano nei programmi europei Horizon è ancora fragile.

Il risultato: l'eccellenza scientifica c'è, ma resta chiusa nei laboratori. Il passaggio dalla ricerca al mercato si inceppa.

Cosa fa il Trentino di diverso

Mentre il quadro nazionale arranca, il Trentino ha costruito nel tempo un modello alternativo. Oltre 400 milioni di euro investiti ogni anno in ricerca e sviluppo. Più di 5.000 addetti dedicati. Un ecosistema dove università, centri di ricerca, imprese e istituzioni operano in rete, non in parallelo.

La Commissione Europea ha riconosciuto questo approccio designando il Trentino come Regional Innovation Valley, e l'indice RIS lo colloca al primo posto in Italia tra i "strong innovator".

Al centro di questo ecosistema c'è FBK: oltre 900 tra ricercatori e personale di supporto, un campus da 40.000 mq con 5.000 mq di laboratori, 12 centri di ricerca, ricercatori provenienti da 59 paesi. Non un centro di ricerca chiuso: un'infrastruttura che lavora con l'industria.

Risultati concreti, non teoria

A Bologna FBK non ha presentato visioni: ha presentato fatti. Il team del Centro Sensors & Devices ha sviluppato il primo qubit superconduttivo interamente progettato e prodotto in Italia — un traguardo che pone le basi per una piattaforma nazionale di innovazione quantistica. Nelle Clean Room della Fondazione si lavora su elettronica flessibile miniaturizzata per l'oncologia di precisione. L'esperienza trentennale nell'intelligenza artificiale ha portato a collaborazioni operative con Rete Ferroviaria Italiana e ATM Milano.

E il programma Proof of Concept di FBK finanzia la trasformazione di ricerche in impresa, lo stesso modello che UniTrento e HIT applicano con PoC by Trentino, e che ha già generato decine di startup sul territorio.

Perché questo evento conta per chi investe

Il convegno di Bologna — con la ministra Bernini in collegamento, il rettore dell'Università di Bologna, il vicepresidente di CINECA, i vertici di Marcegaglia Steel, EY, Gruppo Dolomiti Energia, ANSA — non era un evento locale. Era il Trentino che si siede al tavolo nazionale e dice: noi un modello ce l'abbiamo, funziona, e lo mettiamo a disposizione. Per un'impresa che cerca un territorio dove la ricerca non è un costo ma un asset produttivo — dove i laboratori non sono vetrine ma partner — il Trentino è la risposta che l'Italia fatica a dare altrove.

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