3D.I.V.E. e la lotta hi-tech al coronavirus: il cappellino anticovid
Giugno 2020

La startup 3D.I.V.E., insediata a Casa Demadonna a Storo, nello spazio di coworking allestito da Comune, Cedis e Bim del Chiese, è giunta alla fase pre-industriale per diversi prodotti legati alle tecnologie ottiche e ai dispositivi per la ricostruzione di immagini e video fluttuanti in aria con componenti tridimensionali.

Anche 3D.I.V.E, acronimo di 3D Integral Volume Experience, nella prima fase dell’emergenza Covid-19 ha indirizzato gli sforzi verso lo sviluppo di tecnologie adatte alla prevenzione del contagio, concentrandosi soprattutto sulle soluzioni per permettere una serena ripresa della partecipazione a grandi eventi. Nella fucina di idee e progetti di 3D.I.V.E., che ha la costante tenacia di esplorare campi sempre nuovi e spesso completamente inediti delle tecnologie ottiche, l’ultimo nato è un cappellino anti-Covid, dotato di sensori che misurano la temperatura corporea e segnalano il mancato rispetto del distanziamento sociale. 

3D.I.V.E. e la lotta al Coronavirus: il cappellino hi-tech per la Fase3 

Il progetto dell’azienda è partito da un’idea di “cerotto” dotato di sensori per indirizzarsi in seguito verso la soluzione del cappellino-visiera low cost e usa e getta.

Il "cappellino anti-covid" è stato progettato per essere leggero, economico e piacevole da indossare, con due distinte funzionalità: 

  • nella parte a contatto con la fronte un gruppo di sensori misurano la temperatura corporea e avvertono l’utilizzatore con una vibrazione in caso di superamento della soglia di temperatura critica 
  • altri segnalatori sonori avvisano se intorno all’utilizzatore viene a mancare la distanza di sicurezza.

E’ inoltre in esame, come possibile applicazione futura, la progettazione di telecamere a infrarossi a riconoscimento facciale che misurino la temperatura nello spazio del viso tra le sopracciglia (la zona più attendibile) ai gate d’entrata in luoghi pubblici o potenzialmente affollati.

Ricerca e sviluppo all’avanguardia: il futuro delle tecnologie 3D.I.V.E.

«La tecnologia sviluppata per il progetto «3D-S.A.W.» potrebbe rivoluzionare il campo della medicina per immagini, fornendo un dispositivo sicuro e “wearable”, del quale potrebbero dotarsi gli amanti di sport estremi, coloro che si occupano dell’assistenza degli anziani e i centri di assistenza medica in zone marginali del terzo mondo oppure difficilmente raggiungibili da personale medico, come per esempio navi o stazioni satellitari».

Claire Lusardi, amministratore unico di 3D.I.V.E


Le tecnologie di 3D.I.V.E. hanno ottenuto negli ultimi mesi il sostegno dell’Investment Company Citic Holding IF Group statunitense, con un protocollo finanziario di 3,6 milioni di euro; la prima tranche da 600 mila euro permetterà la prototipazione e la produzione di alcuni prodotti tecnologici. Un team di 15 specialisti è al lavoro tra ricerca e sviluppo, fase pre-industriale, prototipizzazioni e avvio della produzione e i brevetti depositati sono già 6, con altri 2 in arrivo. 

I progetti 3D.I.V.E 

In fase di prototipazione, la startup ha un dispositivo di misura che si colloca a metà strada tra uno strumento e un occhiale a realtà aumentata che, mediante l’utilizzo di giroscopi e accelerometri, rileva eventuali blocchi articolari del capo aiutando fisiatri, fisioterapisti, osteopati e odontoiatri ad ottenere informazioni relative agli squilibri posturali determinati dal disallineamento nell’occlusione tra mascella e mandibola responsabile di problemi alla schiena e al resto del corpo.

Tra i prototipi pre-industriali più interessanti va citato il device «a campo di luce continua» all’interno del quale si potrà inserire il proprio smartphone per ricostruire in aria foto o filmati con componenti 3D. Questa soluzione tecnologica, applicabile anche alla ricostruzione di immagini proiettate da tablet, renderà più immersive le comunicazioni permettendo, ad esempio, di proiettare in aria il viso di un interlocutore telefonico andando inoltre ad offrire nuove potenzialità al settore videoludico. Altri sbocchi riguarderanno il campo della diagnostica per immagini e logopedico, che il distanziamento sociale oggi complica non poco.

Una soluzione tecnologica molto promettente nell’ambito medicale in corso di sviluppo è rappresentata dal progetto 3D-S.A.W. (= Scanner based on Acoustic Waves): questo progetto è teso alla realizzazione di un prototipo di device che permetterà, mediante onde acustiche, di scansionare arti o porzioni anatomiche, per la rilevazione di fratture e lesioni, senza l’impiego di raggi x o campi magnetici intensi, come accade nelle attuali apparecchiature radiografiche, tomografiche o per la risonanza magnetica nucleare.